Unità documentaria
c. 5: "Radice – Corriere della Sera – 18 aprile XXI [1943]"
20 aprile 1943
carta sciolta dattiloscritta
1 c.
Trascrizione della c. 5:
“Radice – Corriere della Sera – 18 aprile XI [1943]”
Difende abilmente l’inflazione cinematografica ottocentesca sostenendo che essa non porta con sé pericoli latenti, né crede che il fatto di rivolgersi a un’epoca passata significhi necessariamente evasione dall’epoca in cui viviamo. Ed afferma che è stato sempre così. Il che è falso; difatti tutto il grande teatro francese, tedesco, norvegese, spagnolo del secolo scorso non trattava che fatti del suo secolo. E interessava. Il cinematografo è un’arma pericolosissima, le masse leggono poco e vanno al cinema, assorbendo facilmente il veleno propinato. Dai filmi americani si è passato ora… agli ottocenteschi, e così il popolo vive sempre più lontano dalla Rivoluzione fascista.
I produttori dovrebbero essere capaci di presentare film nei quali, anche senza nominare mai il fascismo, venisse celebrato il tipo di vita fascista, la civiltà del lavoro, l’orgoglio, l’intraprendenza umana. Invece si rifugiano, con intelligenza ebraica, nell’ottocento appunto per evadere il nuovo ordine e stordire il pubblico con l’oppio del vecchio regime. “Beati quei tempi” è la frase consuetudinaria che si ascolta nelle sale di proiezione.
Le carte sono state numerate a lapis.
Caterina Canneti
Elisabetta Benucci